Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)


Intervista a...Giovanni Gentile

 

 

 Giovanni Gentile, filosofo e ideologo neo-hegeliano dell’attualismo, nei riguardi del quale si è assistito a un rinnovato interesse dalla metà degli anni 90, è tra di noi.

 

·        Con quale espressione sintetizzerebbe il suo “stile” di vita?

“Sine spe ac metu”; è stato sempre importante per me saper scegliere strade coraggiose in quei momenti in cui il senso dell’onore e l’orgoglio impongono di reagire alle umiliazioni, prescindendo da considerazioni pratiche sulle possibilità di successo.

 

·          E’ consapevole di come siano ancora oggetto di discussione parecchi “nodi” connessi alla sua vita?

Penso che si debba considerare “normale” e non eccezionale la scelta del fascismo. Ho cercato di fornire al fascismo una compiuta ossatura ideologica, una base morale, un fondamento razionale, un’ideologia e una dottrina coerenti poggiate sulla teoria filosofica neo-hegeliana dell’attualismo. Colpire me significa, in sostanza, colpire il fascismo come ideologia.

 

·        E che ci dice delle correnti di fascismo antigentiliano?

Mi hanno accusato di essere più un liberale che un vero fascista e nella RSI, alla quale ho aderito per motivi congiunturali, culturali, ideali e caratteriali, ripeto, nella RSI sono continuate tali polemiche da parte del fascismo estremistico. Dovevo fare quel che ho fatto e nel “dover essere”, nel pensiero e nella storia, c’è  inscritta anche la “necessità” della mia morte.

 

·        “Identità” di filosofia e storia, vero?

La storia del pensiero è il processo stesso del reale; questo al di fuori del pensiero filosofico, resta inconcepibile. Tutta l’esperienza storica si risolve nel pensiero, che è lo sviluppo immanente dell’atto dello spirito.

 

·        E il professore che è in lei? Lo definirei un dominus intellettuale.

Dopo essere stato il “pensatore principe” del Regime, tra la fine degli anni 30 e il 1943, ho vissuto e operato pressocchè esclusivamente all’interno della mia  cerchia culturale e universitaria sulla quale potrei dire di aver dominato come un patriarca. Ho concentrato le mie energie sulla Scuola Normale di Pisa e su diverse iniziative accademiche ed editoriali, prima fra tutti l’Enciclopedia Italiana. Comunque ho sempre sentito il mio ruolo di insegnante come una missione.

 

·        Ci sembra significativa e sempre attuale la sua prima opera pedagogica “L’insegnamento della filosofia nei licei”.

E’ del 1900, poco dopo avere iniziato ad insegnare ed argomento dell’opera è, appunto, la filosofia e il suo insegnamento nella scuola secondaria. Ho affidato all’insegnamento della filosofia un ruolo centrale perché permette una formazione generale dello spirito che prepara a tutte le facoltà universitarie.

 

·        La sua pedagogia viene esposta nel Sommario di pedagogia come scienza filosofica.

Sì. Esso si articola seguendo due principi, cui sono rispettivamente dedicate le due parti del testo:  il superamento della dualità di educatore ed educando nella dialettica nell’atto educativo e  il rifiuto di ogni contenuto particolare dell’insegnamento e di ogni regola didattica. Critico le comuni distinzioni dualistico-pedagogiche e particolarmente quella fra contenuto e forma dell’insegnamento, fra materia da fare apprendere e metodo con cui fare apprendere. Ogni materia, ogni argomento è metodo a se stesso, non è nozione astratta e isolata, ma atto di ricerca attiva e creativa.

 

·     E la sua visione particolare della morte?

I comuni mortali hanno paura della morte perché l’avvertono come qualcosa che    c’è. Io sostengo che la morte è paurosa perché non esiste, come non esiste la natura, né il passato, come non esistono i sogni. C’è l’uomo che sogna, ma non le cose sognate.

 

 

Sarà anche vero, e molto suggestivo, ma resta il fatto che la tragica morte di Giovanni Gentile, ucciso il 15 aprile del 1944 da mano ignota, non è un sogno. Tutt’altro. In quella morte non c’è solo la tragica fine di un uomo di pensiero, ma anche di azione, c’è un’idea dell’Italia, un nodo, forse un ingorgo storico di una nazione ancora non in pace con se stessa.

Ma se sulla morte aveva forse torto, sulla natura del pensiero Gentile aveva ragione: “il pensare è vivere vita immortale”.

 

 

Vincenzo Palminteri

III B Liceo Classico “G. Pantaleo