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Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP) |
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Il 1848 e il suo
substrato socio-politico ed economico |
L’Europa del 1848 fu nuovamente scossa da un’ondata rivoluzionaria. Quest’ultima ha avuto una rilevanza fondamentale nella storia del vecchio continente. Ha contribuito al risveglio dei popoli annichiliti dai regimi, dai governi assolutistici e reazionari che si erano insediati dopo il 1815.
Un evento, il 1848 che deve essere analizzato nella sua complessità ed eterogeneità.
Alla luce delle vicende storiche è legittimo affermare che gli eventi del 1848 affondano le loro radici in motivazioni di carattere socio-economico e risultano senza dubbio essere frutto delle ideologie politiche maturate nel tempo.
Nella lettura e nell’interpretazione degli eventi, verificatisi nel corso di quello che è stato definito “l’anno dei miracoli”, deve imprescindibilmente essere conferita uguale importanza agli aspetti e di natura socio-economica e politica.
I moti insurrezionali del 1848 furono animati da ideali liberali, nazionali, che suscitarono l’anelito dei popoli all’indipendenza e all’instaurazione di governi che interpretassero le istanze della collettività.
Un desiderio quest’ultimo che scaturì in parte o del tutto dalla progressiva acquisizione da parte delle popolazioni di una coscienza nazionale.
In questo periodo, infatti, prese forma nella mente di intellettuali e ceti medi l’idea di nazione, di patria, i cui natali vanno riconosciuti al Romanticismo.
Lo storico E. Rota afferma: “ Il 1848 fu la romantica epopea della credulità e dell’eroismo, sia nell’individuo che nelle masse, tutti insorti per fede sicura in uno stesso ideale d’indipendenza e di benessere”.
Gruppi d’intellettuali, e non solo, reagirono alla politica conservatrice e reazionaria impressa ai governi del vecchio continente dai trattati del 1815, dando vita ad una cospirazione e ad un programma politico i cui ideali si riconoscevano nell’indipendenza, nella libertà.
Ideali, soffocati tuttavia dal prevalere di logiche nazionalistiche, che cagionarono la disgregazione e il disfacimento delle insurrezioni che animarono il 48’.
Sarebbe tuttavia, come ho sostenuto precedentemente, un errore concepire e privilegiare esclusivamente l’aspetto politico del 1848. Infatti, le lotte furono fomentate dalla crisi economica che imperversava pressoché nell’intera compagine europea.
Nonostante il processo di industrializzazione fosse in pieno svolgimento in taluni paesi europei, le folle erano affamate e pessimo era il tenore di vita dei ceti subalterni.
Una feroce carestia, per esempio, negli anni 1845-1846 flagellò l’Irlanda, cagionando la morte di 700000 persone.
Risulta quindi legittimo, nonostante la contingenza di tale crisi, conferire a tali motivazioni di carattere socio-economico il ruolo di spinta propulsiva nei confronti delle insurrezioni popolari.
Lefebvre nell’opera “ A proposito di un centenario” afferma: “ Una crisi provocata da cattivi raccolti… aveva contribuito a fomentare la rivoluzione di Febbraio…”
La questione sociale, in quegli anni, inoltre infiammava gli animi dei più.
In relazione a questa si dibatteva in tutta Europa.
La crescita del dislivello economico, che vedeva la contrapposizione delle classi lavoratrici e dei ceti dirigenti, aveva stimolato teorici ed economisti ad addurre potenziali soluzioni, che si rivelassero propedeutiche alla creazione di un nuovo e più stabile equilibrio sociale.
Nacque e si diffuse il socialismo utopistico; tra i suoi esponenti, Charles de Saint-Simon auspicava la creazione di una collaborazione tra governi e forze produttive; Proudhon, Fourier etc., sostenitori della socializzazione dei mezzi di produzione.
Il socialismo utopistico si contrappose al socialismo scientifico di Marx e Engels, entrambi sostenitori instancabili del materialismo storico e dell’abolizione della proprietà privata, elemento considerato causa del perdurare della lotta di classe e delle disuguaglianze sociali.
Una disuguaglianza sociale, che risultava foriera, causa del peggioramento delle condizioni di vita dei ceti subalterni.
Disuguaglianza, che fece scaturire, in concomitanza con motivazioni di carattere politico, espletate precedentemente, l’insurrezione dei popoli, che erano, come sostiene Rota nell’opera “ Il 1848” “ quasi tutti presi impetuosamente dalla volontà di vivere in regime di libertà politica, economica, civile”.
Lo stesso Mazzini, implacabile sostenitore degli ideali repubblicani e protagonista della scena politica italiana ed europea, nella seconda Giovine Italia, fondata in Inghilterra nel 1839, affrontò la questione sociale, conferendo un’impronta socialista al nuovo programma politico da lui sostenuto.
Questo programma manifestava, però, coerenza con le ideologie politiche che erano state funzionali alla ulteriore proliferazione delle rivolte in Italia e che avevano animato le folle.
La storia dunque ci insegna e ci ammonisce riguardo l’impossibilità ed illegittimità di rimarcare esclusivamente gli aspetti sociali dei molteplici eventi che hanno caratterizzato il 1848, relegando all’oblio l’aspetto politico dei moti, e viceversa.
Entrambi gli aspetti di carattere socio-economico e specificatamente politico, possono e devono coesistere nell’espletazione degli eventi del 48’.
Un anno quest’ultimo tribolato che cagionò la fine dell’età della Restaurazione e suscitò, consolidandolo ulteriormente, il desiderio di libertà, d’indipendenza in quasi tutti gli stati europei.
Fabiana Giordano
II B Liceo Classico “G. Pantaleo”