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Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP) |
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La Guerra Fredda Il pretesto degli USA per il controllo del mondo Paola Ilaria Aiello III B Liceo Classico “G. Pantaleo” |
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale la prospettiva geopolitica del pianeta presentava un forte declino dell’Europa in contrasto con l’acquisizione di una grande importanza da parte di USA e URSS. Terminata l’unione delle due superpotenze, che le aveva viste collaborare nella sconfitta del Nazismo, si era venuta a creare una necessaria contrapposizione tra due situazioni così diverse e, indubbiamente, inconciliabili. Se da una parte, infatti, vi era una democrazia liberale fondata sul liberismo economico, dall’altra troviamo un totalitarismo basato sulla collettivizzazione. Nel 1947 la contrapposizione ideologica si acuì e prese il nome di “guerra fredda”.
Senza dubbio il primo segnale d’allarme del fatto che gli USA stessero cercando a tutti i costi un’aperta contrapposizione al comunismo fu la firma del trattato di Parigi, nel febbraio del ’47, che penalizzava fortemente l’URSS a riguardo della questione degli stretti e della presenza comunista in Grecia. D’altronde non è per nulla trascurabile l’apporto che la Russia aveva dato alla sconfitta del Nazismo, grazie alla possente Armata Rossa. Ciò che mi permette di affermare con certezza la preponderante responsabilità degli USA nello “scoppio” della guerra fredda è la loro volontà di supremazia e controllo, nei riguardi del resto del mondo, derivata dall’enorme potenza industriale e militare con la quale erano usciti dal conflitto. Nel momento in cui assistiamo alle guerre in Corea e in Vietnam, assistiamo allo scontro di due ideologie ben precise: la democrazia liberale e il comunismo. E’ stata questa la colpa fondamentale degli USA, quella di voler contrastare la sinistra in quanto tale, o meglio, in quanto portatrice di innovazioni e cambiamenti che intaccavano fortemente i loro interessi.
A sostegno della mia tesi vi è il pensiero degli storici J. e G. Kolko che, ne “I limiti della potenza
americana”, parlano di una “ricostruzione del mondo secondo linee compatibili con i loro obiettivi”. E qui il riferimento chiaro è al piano Marshall, avviato nel ’48 e terminato nel ’52, che riversò nell’Europa occidentale una enorme quantità di capitale, in parte a fondo perduto, e in parte da restituire a lunga scadenza. Ma quale fu la vera funzione di questi aiuti? Quale il vero scopo dell’America? Citando nuovamente i Kolko si può affermare che l’unico vero obiettivo era la creazione di “nazioni capitalistiche stabili e politicamente fidate”; in poche parole l’America voleva assicurarsi l’esportazione del capitalismo in modo da avviare un proficuo rapporto di scambi commerciali che indubbiamente andavano a danneggiare l’URSS. Tant’è che essa non aderì al piano.
Le prove inconfutabili della responsabilità americana nell’inizio della guerra fredda e nel mantenimento della stessa si trovano nelle numerose provocazioni che gli USA portarono avanti nei confronti del nemico sovietico: la politica del contenimento che contrastava il comunismo come ideologia; gli accordi di Bretton Woods che incentravano l’economia mondiale attorno al dollaro e persino la proclamazione della Repubblica Federale tedesca in funzione antisovietica, che con la collaborazione di Francia e Inghilterra, furono mere provocazioni che miravano a fomentare l’ostilità dei comunisti nei confronti dell’America. Tuttavia sappiamo bene come gli USA tenessero sotto controllo la situazione. La dittatura mascherata da democrazia teneva in pugno i paesi sottosviluppati per evitare che si allineassero col mondo sovietico; gli “istrionismi radiofonici” e la “retorica apocalittica” di cui parla Hobsbawm nel suo “Il secolo breve” erano solamente tentativi di inculcare nei popoli il terrore del comunismo e dello scoppio di una terza Guerra Mondiale che a malapena, come afferma lo storico, fu combattuta tra i servizi segreti. E, infine, la dottrina Truman fu un ulteriore segno della volontà di controllo degli USA, il cui presidente aveva deciso persino quale fosse stato il momento per il modo di scegliere l’una o l’altra parte senza però evidenziare il vero obiettivo di controllo mondiale.
Tanti storici hanno tentato di mettere in evidenza le colpe dell’URSS nella guerra fredda cercando di oscurare i subdoli metodi di “combattimento” americani. La più eclatante è la tesi di Fejto in “Storia delle democrazie popolari” che evidenzia un piano di diffusione del comunismo da Mosca agli altri Paesi. Ciò è stato smentito dalla Storia, in particolare con l’episodio del maresciallo Tito che, stanco di governare un satellite di Mosca in un regime totalmente assoggettato, ha dato vita a una via del socialismo nazionale, indipendente dal centro.
Lo stesso Fejto evidenzia l’assoluta mancanza di veridicità della sua tesi contraddicendo se stesso nell’affermare che i comunisti avrebbero cercato di eliminare i propri avversari politici, e affermando dopo che i partiti democratici erano stati indeboliti dai tedeschi. E allora al lettore la scelta: è stato un male che i comunisti abbiano abbattuto, fra i numerosi nemici, anche i nazisti?
Un altro storico, R. Crockatt, in “Cinquant’anni di guerra fredda” ci riporta l’episodio della crisi dei missili cubani come una sorta di affronto nei confronti degli USA che portarono all’acuirsi delle tensioni. L’autore parla di una certa cautela da parte del presidente Kennedy nell’occuparsi della questione. Tuttavia non è assolutamente citato il blocco dell’isola con il quale il presidente dimostrò
la sua “cautela” e che costrinse Cuba a rimandare i missili all’URSS senza che questi fossero mirati ad un reale attacco nei confronti del nemico.
Tutta questa situazione mostra chiaramente come in realtà la volontà degli Stati Uniti, come suddetto, fosse quella di mantenere il controllo su buona parte del mondo. D’altronde era ben chiaro, sin dalla conferenza di Jalta, come l’atteggiamento degli USA nei confronti di un’espansione sovietica nell’Europa occidentale fosse favorevole. Sia ben chiaro che tutta la trattazione non mira a giustificare il totalitarismo stalinista duro e repressivo, ma semplicemente a far capire al lettore come, dietro una maschera democratica, possa nascondersi una strisciante dittatura, in questo caso quella degli Stati Uniti, che con prepotenza vuole esportare liberalismo e capitalismo anche in quei Paesi che non lo richiedono, soltanto per assicurarsi un controllo totale che in certi casi, come ci ha insegnato la Storia, ha portato il mondo a passare decenni interi di terrore e paura per lo scoppio di una nuova guerra distruttrice.