Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)

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Globalizzazione

Economia e società

 

 

·        Certamente  tra i più usati, e a volte abusato, la globalizzazione è un termine che viene oggi adottato nell’ambito di diversi contesti: politico, sociale, culturale ed anche, e soprattutto, economico.

 

·        Secondo la definizione fornita dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la globalizzazione può essere descritta come il “Processo in base al quale mercati, imprese, istituzioni, gruppi sociali operano in una dimensione planetaria, diventando sempre più dipendenti tra loro a causa delle dinamiche degli scambi commerciali e dei movimenti di capitali e tecnologie”.

 

·        Fenomeno tra i più complessi della società contemporanea, la globalizzazione in senso economico risulta caratterizzata da ben precise modalità di manifestazioni che si identificano:

1.     nel crescente impiego dell’informatica,

2.     nella internazionalizzazione della produzione,

3.     nella mobilità dei capitali di investimento nel mercato internazionale,

4.     nella finanziarizzazione dell’economia internazionale,

5.     nelle trasformazioni indotte nel mercato del lavoro.

In relazione ad ognuna di esse continui sono stati gli interventi, i contributi e gli approfondimenti di studiosi ed economisti, tutti particolarmente attenti a mettere in evidenza pregi e difetti di un processo di trasformazione tra i più rilevanti della storia dell’umanità.

 

·        1. In merito all’impiego sempre più massiccio dell’informatica, si è rilevato che al vantaggio rappresentato dalla circolazione delle informazioni in tempo reale e dalla condivisione planetaria di conoscenze e tecnologie si contrappone  lo sviluppo esponenziale di un’omologazione culturale che appiattisce l’identità locale.

 

·        2. L’internazionalizzazione della produzione, pur essendo un carattere basilare dell’attuale  processo di globalizzazione, è peraltro un fenomeno che si è andato “preparando” nel corso dei secoli in conseguenza dell’intensificarsi dei commerci e degli scambi internazionali.

Tappe fondamentali sono state  la rivoluzione commerciale del periodo mercantilista, periodo caratterizzato dal rifiorire dei commerci e dall’apertura delle frontiere, la rivoluzione industriale e la rivoluzione scientifica, caratterizzate dall’intensificarsi dei commerci per effetto dell’applicazione di nuove forme di energia (carbone, elettricità) a mezzi di trasporto sempre più veloci ed infine la rivoluzione tecnologia, quella in cui siamo immersi, fondata sull’elettronica e sull’informatica.

 

·        La conquista dei mercati da parte delle multinazionali è avvenuta inoltre in modo graduale, seguendo tre vie, tipiche di epoche storiche diverse.

La prima e più tradizionale, corrispondente all’ottocento e inizio novecento, è rappresentata dal  commercio internazionale: la produzione viene realizzata non più in funzione dei bisogni di un mercato interno ormai saturo ma in funzione delle necessità del mercato internazionale. In questa fase le imprese cominciano a perdere i contatti con il Paese ospitante.

La seconda via è quella degli investimenti di capitali all’estero diretti ad impiantare filiali e sedi secondarie in Paesi stranieri più convenienti per la presenza delle materie prime, della manodopera a basso costo o di una legislazione fiscale meno gravosa.

La terza via, quella più seguita attualmente, si basa sulla creazione di reti di imprese stabilendo accordi di collaborazioni con imprese presenti all’interno dei Paesi di insediamento. Questo fenomeno interessa attualmente i Paesi in forte ascesa industriale, i NIC (New Industrializing Countries) chiamati le “Tigri asiatiche (Singapore, Indonesia, Malesia, Taiwan) e si caratterizza per il fatto che le multinazionali non spostano capitali di investimento bensì utilizzano l’organizzazione dei fattori di produzione già attuata dalle imprese cui si collegano con contratti di appalto o di collaborazione.

 

·        Attualmente le imprese di dimensione planetaria sono circa 60.000. esse controllano i 2/3 del commercio internazionale e l’80% degli investimenti stranieri. Il loro volume d’affari è talmente elevato da superare il PIL degli Stati come, ad esempio accade per la General Motors e la Exxon i cui fatturati superano rispettivamente il PIL della Danimarca e della Norvegia.

 

·        3. La politica imprenditoriale delle multinazionali basata sulla mobilità dei capitali e sugli accordi di collaborazione risponde pienamente allo spirito speculativo del capitalismo avanzato: l’abbattimento dei costi e la conseguente  una maggiore competitività del prodotto finale consentono infatti la massimizzazione del profitto. Poco importa che ciò comporti lo sfruttamento dell’economia locale e l’accentuarsi delle sperequazioni economiche e sociali tra nord e sud del mondo.

 

·         4. Altro aspetto della globalizzazione è la finanziarizzazione dell’economia: gli spostamenti di capitale avvengono non più a scopo di investimento bensì a scopo speculativo in relazione alle operazioni borsistiche. L’acquisto e la vendita delle azioni, comporta spostamenti di capitali nel mercato finanziario a breve e a brevissimo termine. Ciò determina due diversi tipi di conseguenze:

·        perturbazioni nel sistema delle quotazioni che si sganciano dal valore reale delle azioni dipendete dallo stato di salute delle imprese per collegarsi invece unicamente all’andamento dei listini di Borsa

·        continue sollecitazioni del valore delle monete come conseguenza delle operazioni di cambio.

 

·        5. Altrettanto gravi le conseguenze che la globalizzazione  determina sul mercato del lavoro dei Paesi ad economia capitalista: alla riduzione dei posti di lavoro provocata dalla robotizzazione e dall’informatizzazione dei processi produttivi si accompagna quella provocata dalla flessibilità funzionale e numerica indotta dalla concorrenza internazionale.

Il fatto che le multinazionali abbiano decentrato la produzione ha infatti provocato indesiderati effetti consistenti nella riduzione delle conquiste dei lavoratori dei Paesi a capitalismo avanzato. La riduzione di posti di lavoro li ha costretti ad  accettare la flessibilità funzionale per cui i lavoratori, sempre più despecializzati, si rendono disponibili alle più svariate esigenze del mercato del lavoro spesso assunti con contratti a tempo determinato o con contratti di collaborazione che riducono il numero dei lavoratori stabili (flessibilità numerica).

Tutto ciò senza alcun miglioramento delle condizioni giuridiche ed economico dei lavoratori dei Paesi del Sud del Mondo che, a causa del misero trattamento salariale, restano comunque esclusi dai vantaggi della globalizzazione.

 

·        Da non dimenticare gli effetti sociali ed ambientali della globalizzazione:

l’omologazione culturale che porta ad una scomparsa progressiva delle identità locali; l’inquinamento sempre più massiccio provocato dall’aumento esponenziale dei livelli di produzione; il “rimescolamento biologico” dei microrganismi, conseguenza di scambi e movimenti sempre più veloci di beni e di persone.

 

·        Lo status quo fin qui descritto viene mantenuto fermo da soggetti ed organismi internazionali che avrebbero invece il compito di  intervenire per correggere le aberrazioni indotte dall’economia globalizzata.

Il F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale), organismo nato per concedere prestiti ai Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, è fortemente criticato. I prestiti vengono infatti concessi a condizione che i Paesi contraenti si impegnino in una politica economica basata sul contenimento delle spese pubbliche e su un rigido controllo dei salari. Ciò impedisce il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni.

Inoltre le scelte del F.M.I.sono condizionate dal voto dei Paesi occidentali. Infatti, anche se nel Fondo sono rappresentati 150 Paesi, il voto di Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito rappresenta il 40% dei voti totali e i 19 Paesi più industrializzati hanno la maggioranza (58%).

Il W.T.O. (Organizzazione Mondiale del Commercio), subentrata negli anni novanta ai GATT, ne riprende le finalità che sono quelle di perseguire la completa liberalizzazione degli scambi anche a beneficio dei Paesi poveri, tale finalità a tutt’oggi non è stata realizzata anzi i Paesi sottosviluppati hanno visto peggiorare la propria situazione.

Tale organismo è stato criticato in quanto le sue decisioni sono fortemente condizionate dalle pressioni operate sia dal cosiddetto quadrilatero rappresentato da Stati Uniti, Canada, Giappone e Unione Europea sia dalle grandi imprese transnazionali.

Inoltre l’abbattimento delle barriere doganali è avvenuto per i prodotti ad alto contenuto tecnologico (con vantaggio per i Paesi ad economia capitalista). Le barriere doganali sono state invece mantenute per i prodotti agricoli provenienti dal Sud del Mondo.

Il G8, formato dai “Grandi” della Terra ( Stati Uniti, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Canada, Russia), annualmente si riunisce per analizzare la situazione economica mondiale. Le decisioni vengono rese note in termini molto generali al termine di riunioni che di norma si svolgono a porte chiuse.

 

Il movimento new–global e il popolo di Seattle

 

·        Le distorsioni e le incongruenze dell’economia globalizzata sono state messe in evidenza da un movimento della società civile definito new-global.

·        Nato negli anni ottanta, inizialmente per portare avanti singole iniziative di opposizione e campagne di sensibilizzazioni umanitarie (contro la pena di morte), ambientalistiche (contro la deforestazione dell’Amazzonia) e di politica internazionale (contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi), nel corso degli anni novanta il movimento è stato particolarmente attivo grazie alla partecipazione delle ONG alle conferenze di Rio (su ambiente e sviluppo), di Pechino (sulle donne) e ai vertici istituzionali del G8 e del WTO.

Nel 1999 a Seattle, in occasione del vertice del WTO, il movimento dei new-global ha organizzato un contro-vertice di ampie dimensioni cui hanno aderito diverse organizzazioni della società civile e a cui hanno dato il loro appoggio anche alcuni sindacati statunitensi dei lavoratori.

Da allora il popolo di Seattle, formato da tutti coloro che a vario titolo si oppongono alla “globalizzazione neoliberista”, ha partecipato a tutti i vertici dei “Grandi”  e,  ha organizzato diversi Social Forum mondiali cui hanno aderito oltre a centinaia di migliaia di persone provenienti da tutte le parti del mondo, anche numerose personalità appartenenti al mondo della politica, della cultura, dell’economia.

 

·        Diversi sono i punti cruciali delle rivendicazioni del movimento:

1.     La riforma delle Istituzioni sopranazionali

Il movimento riconosce l’ONU come l’unica vera sede di rappresentanza dei popoli anche se dovrebbe essere abolito il diritto di veto delle cinque nazioni vincitrici del secondo conflitto mondiale.

All’autorità dell’ONU dovrebbero inoltre essere sottoposti le organizzazioni sopranazionali: BM, FMI e WTO dei quali, comunque dovrebbero essere ridimensionati i poteri per garantire la trasparenza delle decisioni.

2.     Il controllo del movimento dei capitali

Per mettere un freno all’ “anarchia dei capitali”, la cui circolazione è di gran lunga superiore a quella delle merci, si è proposto l’introduzione di un sistema di tassazione di tutte le transazioni finanziarie a breve termine, definita “Tobin  tax” dal nome dello studioso che lo ha proposto.

3.     La tutela del lavoro

diretta sia a ridurre la “forbice” tra Paesi ricchi e poveri sia a difendere efficacemente i diritti dei lavoratori nei Paesi industrializzati. Punti chiave della sfida sono la lotta alla precarizzazione del lavoro, alla flessibilità indiscriminata, allo sfruttamento del lavoro minorile.

4.     La tutela della salute

al fine di una maggiore attenzione per la salute, trascurata in nome del profitto, si rivendica il rifiuto delle manipolazioni genetiche degli alimenti e l’uso indiscriminato dei pesticidi.

5.     La tutela dell’ambiente

si chiede l’introduzione di normative che garantiscano il rispetto della natura e pongano rimedio ai danni già prodotti.

A tal proposito vengono richiesti ai Paesi industrializzati precisi impegni per ridurre il tasso di inquinamento atmosferico, causa dell’effetto serra e del deterioramento della fascia dell’ozono.

6.     La lotta alla povertà e al sottosviluppo

Mettendo in evidenza l’immenso divario esistente tra Paesi poveri, in cui si muore per denutrizione e malattie endemiche, e Paesi ricchi, caratterizzati da diffusi fenomeni di sovralimentazione, il movimento new-global preme sui Paesi ricchi per risolvere il problema del debito che i Paesi poveri hanno contratto. L’azzeramento del debito e adeguati aiuti internazionali consentirebbero infatti l’avvio di un modello di sviluppo adeguato alle realtà locali.

Altri punti chiave della lotta alla povertà sono il commercio equo e solidale e il microcredito.

Il commercio equo e solidale, creando un rapporto diretto tra  produttori e  consumatori ed eliminando il guadagno degli esportatori, soprattutto multinazionali, fa sì che il prezzo di vendita venga interamente incamerato  dalle popolazioni locali.

Il microcredito, che consiste nel concedere piccoli prestiti senza interessi, permette di effettuare investimenti per avviare piccole attività produttive. I proventi ottenuti restano sul territorio e permettono di incrementare ulteriori produzioni uscendo così dal circolo vizioso della povertà.

7.     Il rifiuto della guerra

Le guerre non risolvono le divergenze anzi innescano ed alimentano odi ed incomprensioni e mascherano gli interessi economici che ne sono alla base, aggravando le condizioni dei Paesi più poveri.

Solo l’ONU ha il potere di risolvere i contrasti internazionali e di avviare un effettivo processo di disarmo.

 

·        A distanza di quasi un trentennio dalla sua nascita, il movimento new-global continua ad essere fortemente impegnato nel portare avanti il progetto di sensibilizzazione sui problemi della società a capitalismo avanzato progetto che si riassume nello slogan inventato nel 2001 a Porto Alegre, in occasione del primo Social Forum mondiale, “Un altro mondo è possibile, un  altro mondo è necessario”.