Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)

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25 Novembre Giornata internazionale contro la violenza sulla donna.

Teatro di scontri e di guerriglia cittadina contro le forze militari repressive che sostenevano il regime totalitario, la Repubblica Dominicana nel 1960  era un Paese scontento e stanco di una dittatura che aveva mantenuto il popolo  nell’arretratezza, nell'ignoranza e nel caos per ben trent’anni. 
Protagoniste di questa lotta erano state anche le sorelle Mirabal, punto di riferimento nell’organizzazione e nel coordinamento del “Movimento 14 giugno”.

La loro partecipazione alla lotta contro il generale Trujillo era stata talmente attiva da permettere loro di guadagnarsi  la fama di rivoluzionarie, motivo più che sufficiente affinché  Trujillo dichiarasse che i suoi due unici problemi erano la Chiesa e le sorelle Mirabal.  

Il 25 novembre 1960 Minerva e María Teresa erano andate a visitare i  mariti, imprigionati per la  loro opposizione al regime, insieme alla sorella Patria.

Intercettate in un posto solitario da agenti del Servizio Militare di Intelligenza e condotte in un canneto vicino, furono oggetto delle più crudeli torture e, strangolate, furono caricate nel veicolo in cui avevano viaggiato e gettate in un precipizio con la finalità di simulare un incidente.

L'assassinio delle sorelle Mirabal produsse un sentimento di dolore in tutto il Paese e servì a fortificare lo spirito patriottico, desideroso di stabilire un governo democratico che garantisse il rispetto alla dignità umana.

Per ricordare questa vicenda, su proposta  della delegazione della Repubblica Dominicana che proponeva che in questo modo si rendesse omaggio alle sorelle Mirabal morte per la loro opposizione al regime, nel corso dell’Incontro Femminista Latino- americano e dei Caraibi che si tenne a Bogotà nel 1981, il 25  novembre è diventata la data in cui si celebra la giornata internazionale della lotta contro la violenza sulla donna. Questa ricorrenza  è stata resa ufficiale dall’Onu con la risoluzione n° 54/134 del 17 dicembre 1999  votata all’unanimità.

 

Il 25 novembre noi donne camminiamo con la testa alta e continuiamo a guardare avanti; affrontiamo il futuro con le palme delle mani tese.

In questo giorno rinnoviamo le nostre forze e con un gran “NO” diamo testimonianza del nostro rifiuto:
al donnicidio,
alla violenza familiare,
agli stupri,
ai maltrattamenti,
ai sequestri,
agli abusi,
alla molestia sessuale,
al machismo,
al sessismo,
ed a tutte le altre aggressioni che violano i diritti umani basilari, i diritti sessuali ed i diritti riproduttivi.
Perché continueremo a lottare fino a che riusciremo a vivere in tolleranza, in uguaglianza in realtà, in uguaglianza di diritto, in uguaglianza di opportunità e in uguaglianza di genere.

                                            LAS DIGNAS - Asociacìon de mujeres por la  dignidad y la vida

                                             Giornata Internazionale per il No alla Violenza Contro la Donna

                                                                              El Salvador - 25 Novembre 2004

 

Violenza contro la donna: contesti e tipologie

La violenza contro le donne oggi non appare affatto in diminuzione. "Secondo il rapporto di Sheila Henderson, presentato al Comitato per l'eguaglianza tra donne e uomini presso il Consiglio d'Europa (Lienderson, 1997), almeno una donna su cinque subisce nel corso della sua vita uno stupro o un tentativo di stupro; una su quattro fa l'esperienza di essere maltrattata da un partner o ex partner; quasi tutte le donne hanno subito una o più molestie di tipo sessuale: telefonate oscene, esibizionismi, molestie sul lavoro e così via".

La violenza contro le donne si inquadra nella categoria delle “violenze di genere” in quanto  violenza degli uomini contro donne e bambine. La posizione degli uomini e delle donne rispetto a questo fenomeno non è infatti equivalente: le donne figurano come vittime e gli uomini come responsabili.

In passato questo fenomeno é rimasto a lungo invisibile: avveniva nell'ombra in quanto coincideva con i valori dominanti, le tradizioni e le leggi a tal punto da rendere il fenomeno un fatto naturale, comune, normale! Ed anche oggi in cui essa è riconosciuta dalla comunità internazionale come violazione dei diritti umani, spesso continua ad essere considerato dagli individui, dalle istituzioni sociali e a volte anche dagli Stati come una questione privata, circoscrivendo così nella sfera privata un crimine di ordine pubblico.

  

La violenza può accadere in molti contesti e relazioni: nella quotidianità, nella vita domestica e in circostanze particolari come "lo stupro di guerra" e può assumere forme diverse:

1.      maltrattamento fisico

Ogni forma di intimidazione o azione in cui viene esercitata una violenza fisica su un’altra persona;
2.  maltrattamento economico

Ogni forma di privazione o controllo che riguarda l’accesso alla propria indipendenza economica;

3.  comportamento persecutorio (stalking)

Messo spesso in atto quando la donna cerca di allontanarsi da una relazione violenta, il comportamento persecutorio si caratterizza per diversi atteggiamenti realizzati dal  maltrattante che perseguita l’ex-partner seguendola negli spostamenti, aspettandola sotto casa, al lavoro, telefonandole continuamente a casa, in ufficio, sul telefonino. Gli effetti possono essere devastanti: viene minato il senso dell’autonomia e dell’indipendenza della donna facendola sentire “in trappola”;

4.      violenza sessuale

Ogni forma di imposizione di pratiche sessuali non desiderate. Contrariamente ai luoghi comuni, nel 75% dei casi la violenza sessuale viene realizzata da una persona conosciuta per cui è molto difficile per le donne vittime di violenze non pensare che la responsabilità sia propria e che raccontando quanto è successo non saranno credute.

5.      maltrattamento psicologico

Ogni messaggio e atteggiamento diretto a far sentire la persona priva di valore. Questo tipo di violenza prepara sempre ed accompagna il maltrattamento fisico anche se non sempre vi degenera. Le tipologie di maltrattamento psicologico sono molteplici:

Svalorizzazione
Trattare come un oggetto
Eccessiva attribuzione di responsabilità

Indurre senso di privazione
Distorsione della realtà oggettiva
Paura

Alcune forme di violenza sono tipiche di molte culture (stupro, violenza domestica, incesto), altre sono specifiche di alcuni contesti (mutilazioni sessuali, omicidi a causa della dote).

Spesso la violenza contro le donne è una combinazione di diversi tipi di violenze; un esempio è rappresentato dalla violenza domestica dove intervengono generalmente violenza fisica, psicologica, sessuale, economica e a volte spirituale.

Spesso tenuta nascosta dalla vittima, la  violenza domestica produce comunque effetti che possono emergere in modi diversi e segnalare il problema. Sono infatti indici di tale tipo di violenza:

le lesioni fisiche (contusioni, lacerazioni, ferite durante la gravidanza, aborti “spontanei”, nascite premature);

le malattie che possono insorgere in situazioni di maltrattamento (malattie da stress, disordini del sonno, disordini alimentari, condizioni legate a stati d’ansia, depressione, pensieri e tentativi di suicidio, uso di alcool e altre droghe);

gli effetti sul posto di lavoro (perdita di produttività, assenteismo cronico o ritardi molto frequenti, cambio frequente di mansioni nel curriculum lavorativo della donna, o perdita dei lavori precedenti.

le richieste di aiuto (per problemi di “coppia” o “familiari”, dipendenza da alcool e da droghe, consulenze legali, problemi relativi alla “salute mentale”).

 

La violenza contro la donna: le tappe della tutela

Contesto internazionale

La presa di coscienza del problema da parte della Comunità Internazionale ha portato alla realizzazione di cinque conferenze delle Nazioni Unite.

In occasione della prima conferenza  tenutasi a Città del Messico nel 1975 si erano già identificati tre obiettivi prioritari: parità, sviluppo e pace. Per realizzare tali obiettivi la conferenza di Copenaghen del 1980 aveva identificato tre ambiti che richiedevano un'attenzione particolare: un accesso simile a quello degli uomini all'istruzione, alle opportunità occupazionali e a un'assistenza medica appropriata. Alla conferenza di Nairobi del 1985 era stato dichiarato per la prima volta che tutti i problemi umani erano anche problemi delle donne. Queste ultime hanno quindi il diritto legittimo di partecipare al processo decisionale e alla gestione di tutti gli affari umani.

Particolarmente significativa è stata la quarta conferenza, tenutasi a Pechino nel 1995 sia perché vi hanno preso parte i rappresentati di 189 governi sia perché parallelamente, si è svolto il Forum delle organizzazioni non governative che ha visto coinvolte migliaia di persone.

Al termine dei lavori, la Conferenza ha adottato all'unanimità la Piattaforma d'Azione, che individua dodici aree critiche per il progresso della donna.


Dalla Piattaforma d'Azione della IV Conferenza Mondiale sulle Donne
Iniziative per la Parità, lo Sviluppo e la Pace (Beijing 1995)

Art.113  La violenza contro le donne è un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi dell'uguaglianza,
dello sviluppo e della pace.

La violenza contro le donne viola, indebolisce o annulla il godimento da parte delle donne dei diritti umani e delle libertà fondamentali (…).

(…) In tutte le società, in misura maggiore o minore, le donne e le bambine sono soggette a violenza fisica, sessuale e psicologica secondo schemi che superano le barriere del reddito, della classe e della cultura. (…...)

Art. 124 Nell'affrontare il problema della violenza contro le donne, i Governi e le altri parti interessate
devono promuovere una strategia attiva allo scopo di introdurre il punto di vista delle donne in tutte le politiche e i programmi, in modo che prima che le decisioni siano prese un'analisi possa essere condotta sui loro effetti sulle donne e sugli uomini rispettivamente.

 

In occasione della quinta conferenza tenutasi a New York i governi dei Paesi membri dell’ONU hanno reso conto di ciò che hanno fatto negli ultimi dieci anni per la difesa dei diritti umani fondamentali degli individui, tra i quali c’è anche la partecipazione delle donne ai processi decisionali della vita politica, economica e sociale.

Si è messo in evidenza che molti progressi sono stati fatti: sono state approvate leggi contro la discriminazione sessuale e la violenza sulle donne è definitivamente considerata un crimine verso l’umanità.

Il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne (organismo dell’ONU che deve vigilare sull’attuazione della Convenzione del ’79 sulle pari opportunità) - ha però espresso “forti preoccupazioni” per la condizione delle donne italiane.

Concepite come madri e come oggetti sessuali, soprattutto attraverso i messaggi veicolati dalla pubblicità e dalla televisione, esse risultano inserite marginalmente nella vita politica e spesso vittime di discriminazioni sul lavoro. Gli impieghi per le donne sono spesso precari e part-time e quasi sempre a basso reddito. Le inferiori condizioni economiche unite alla mancanza di strutture pubbliche dedicate all’infanzia, costringono una donna su cinque ad abbandonare il lavoro dopo il primo figlio.

Atro punto irrisolto del nostro sistema politico è quello della presenza/assenza delle donne nei centri decisionali. In tema di parità sono molti gli impegni disattesi: la dichiarazione finale della Conferenza di Pechino del ’95 stabiliva che la rappresentanza politica femminile dovesse arrivare al 30%, mentre la media raggiunta dall’Italia si attesta al 12% (11 % alla Camera e del 9% al Senato).

Per combattere  la violenza contro i bambini, gli adolescenti e le donne e per attuare la  parità di opportunità tra le donne e gli uomini il Parlamento europeo  con la Decisione 803/2004/CE ha istitutito il programma Daphne II (2004-2008).

Il programma prevede l’accesso a finanziamenti europei per i progetti diretti a contrastare tutte le forme di violenza a danno dei bambini, degli adolescenti e delle donne che si verifichino nella sfera pubblica o privata.

Unica condizione per l’accesso al finanziamento è che  i progetti associno almeno due Stati membri dell’Unione Europea e che prevedano azioni dirette  ad accrescere la consapevolezza del danno, sociale e personale, che la violenza reca ai singoli, alle famiglie e alla collettività in generale.

La violenza contro la donna: le tappe della tutela

Contesto italiano

Nella stessa direzione si sta muovendo anche l’Italia, sia con innovazioni a livello legislativo sia con l’attivazione di progetti, varati dal Governo, diretti a realizzare una tutela più incisiva a favore delle donne e dei minori.

Per quanto riguarda le innovazioni legislative basti ricordare   

a.      la legge n. 66 del 1996 recante  "Norme contro la violenza sessuale" che ha ricompresso i delitti di violenza sessuale nei delitti contro la libertà personale mentre prima rientravano nel capo del codice penale, ora abrogato, dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume;

b.     la legislazione contro la tratta contenuta nell’art. 18 del Testo Unico delle disposizioni sulla disciplina dell'immigrazione diretta a contrastare il crescente allarme costituito dal traffico di persone (D.lgs. n. 286/98);

c.      la legge n.154 del 2001  sulle "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari” e gli Articoli dal Codice Penale sulla violazione degli obblighi di assistenza familiare,  sull’abuso dei mezzi correzione, sui maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli, o gli articoli relativi alle percosse, alle lesioni personali, alle ingiurie, alle minacce che hanno inasprito le pene a carico degli autori del delitto.

A livello governativo,  il Dipartimento delle pari opportunità,  a partire dall’08 marzo 2006 ha varato il progetto 1522 diretto a realizzare un’azione sperimentale, su tutto il territorio nazionale,  di contrasto al fenomeno della violenza verso le donne.

Il progetto mira  a favorire l’emersione delle domande di aiuto, attraverso l’attivazione di un Servizio di accoglienza telefonica che, garantendo l’anonimato, possa permettere alle donne di fare la prima richiesta ed avviare un percorso di uscita dalla  violenza, anche in situazioni di emergenza.

 

Donna, …alzati e lotta!

Eccoti, nel continente di spezie e di profumi

la donna che desidera semplicemente essere donna.

Ogni giorno con la speranza in cuore

lotti contro le violenze e i pregiudizi.

Il tuo sguardo è triste, rassegnato, malinconico;

alzati e fa sì che sia allegro, combattente, sognatore.

Donna, alzati e lotta per la tua dignità

e cambia questo mondo; alzati e grida.

Tu che con la testa chinata

passi per strada come un fantasma,

muta e coperta da un velo.

Donna, alzati e lotta

tu che sei schiacciata

dall’uomo – padrone che ti toglie diritti e dignità,

che ferma i tuoi pensieri, le tue speranze e i tuoi sorrisi.

Donna, alzati e lotta,

getta quel crudele velo per strada

e spazza via quella macchia di indifferenza,

di discriminazione e di oppressione.

Vivi, piangi, lavora, sorridi….

Sii libera, sii finalmente donna!

                                                                 (Kombas Nesrine  IIIC)