Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)

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Progetto Gentile: Intervento di Bice Caime alla fine della relazione del Prof. Antimo Negri

 

Vogliamo iniziare questo nostro breve intervento ringraziando il nostro Dirigente scolastico per l’opportunità che ci ha dato di celebrare il filosofo a cui è intestata la nostra Scuola. Non si tratta di un ringraziamento formale, ma profondamente sentito, considerato che la scelta culturale e metodologica del percorso gentiliano ci consente non solo di onorare la memoria del grande filosofo castelvetranese, ma anche di accostarci ad una nuova metodologia di lavoro e di impegno didattico-culturale prima a noi sconosciuta e che ci è sembrata subito preziosa per la nostra formazione. Lo ringraziamo anche per avere ridato visibilità e dignità alla nostra Scuola, per tanto tempo lasciata in uno stato di abbandono.

Giovanni Gentile è stato certamente uno dei massimi filosofi del secolo scorso. Ma l’essere stato individuato dagli antifascisti come uno dei maggiori fautori del fascismo, fedele fino in fondo a Mussolini, tanto da avere aderito alla Repubblica Sociale Italiana, furono le cause che gli comportarono sia la morte per mano assassina, sia l’oblio della memoria sulle scene della cultura ufficiale italiana nell’immediato dopoguerra e fino a pochi anni addietro.

Ma, come ci ha ricordato il Prof. Negri, l’opera recente di revisione storica portata avanti da studiosi sia della Destra sia della Sinistra, ha riconsegnato a noi Giovanni Gentile ascrivendogli meriti indiscutibili, che travalicano le sue contingenti scelte politiche: essere stato un grande pensatore, avere riformato la scuola italiana, avere realizzato l’Enciclopedia Italiana  Treccani, opera che ancora oggi tanto lustro dà alla nostra Nazione. Tutto ciò senza, comunque, nascondere che l’avere aderito al fascismo lo abbia posto in una posizione storicamente condannabile.

 Per capire a fondo l’opera del filosofo castelvetranese non possiamo soffermarci, pertanto, solo sui banali stereotipi che di solito molti libri ci ammanniscono, ma dobbiamo andare ben oltre le facili definizioni. Solo così si può consapevolmente apprezzare o anche, al contrario, prendere le distanze dal Pensatore; cioè, solo dopo averne analizzato l’opera umana, intellettuale e politica attraverso quelle sfaccettature che la storiografia ufficiale spesso trascura.

 In questo ci ha enormemente aiutato il Prof. Negri, che ha avanzato nella sua relazione una chiave di lettura innovativa e originale dell’opera e del periodo gentiliani. 

Nel discutere in classe i punti dell’abstract della relazione, abbiamo avuto modo di riflettere su Giovanni Gentile e sulla sua epoca storica,  di interpretarlo alla luce di spunti originali, che lo proiettano a noi in una prospettiva nuova, per molti versi più complessa e articolata.  

Oltremodo interessante e originale ci è apparsa l’interpretazione di quegli aspetti del pensiero filosofico-politico del Gentile che il Prof. Negri riferisce risultare conformi al pensiero contemporaneo della globalizzazione. Ne viene fuori una figura di pensatore che ha saputo precorrere i tempi, tanto da non potere essere apprezzato come avrebbe meritato ai suoi tempi.

Altrettanto interessante è la visione di Gentile patriota, mazziniano. Questa visione ne giustifica alquanto l’adesione al fascismo, se il Gentile vide in Mussolini e nella sua politica l’occasione di completare il disegno risorgimentale di creare l’Italia degli italiani, disegno che era rimasto “in mezzo al guado” della storia nazionale.

La sua riforma della Scuola italiana sebbene costituì anche una grande operazione di immagine utilizzata dalla propaganda fascista, fu soprattutto una fondamentale operazione culturale, che riuscì a “fare quegli italiani” che lo stesso Cavour aveva invocato all’indomani dell’impresa garibaldina, riuscendo a dare a tutti gli italiani la possibilità di istruirsi in una scuola omogenea e uniforme in tutte le parti del suolo nazionale, promuovendo così la nascita e lo sviluppo di una condivisa cultura italiana.

Abbiamo anche discusso molto sul “paziente corporativismo” gentiliano, di un corporativismo che doveva poggiare sui valori della solidarietà. Ne abbiamo tratto l’immagine di una personalità paziente, non intollerante, aspetto che ha poco del fascista, di un filosofo che “sognava”, dice il Prof. Negri, una società migliore basata sulla spiritualità dell’interiore homines”. Ne abbiamo tratto qualche sfumatura di utopia.

Non ci è venuto difficile credere il Filosofo come al personaggio che, sebbene forse coscientemente diede lustro culturale ad un regime dittatoriale, rappresentò comunque la “faccia” non violenta del fascismo, quella faccia che forse servì da paravento a  Mussolini e alla sua dittatura.

 In ogni caso il “paziente” filosofo ci è apparso come un  “pluralista”, sebbene con le difficoltà che il ventennio fascista oppose alla pratica del pluralismo, e lo dimostrò concretamente quando nel progetto di realizzazione dell’Enciclopedia italiana affidò molti incarichi a studiosi che fascisti non erano, in un  tempo in cui, se non si aveva la tessera del P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) in tasca, si veniva licenziati dagli impieghi pubblici e si rischiavano i provvedimenti di pubblica sicurezza o dei Tribunali speciali. 

Il Gentile ci è apparso poco compromesso con il fascismo anche sul piano delle violenze squadriste simboleggiate dal“manganello” e per niente irretito dalla simbologia fascista del “fascio littorio”. Il suo spessore culturale lo mise sicuramente al riparo da tutto questo. Lo abbiamo piuttosto pensato come una grande personalità che cercò di seguire il suo disegno di politica culturale e scientifica, servendosi egli stesso del fascismo per i suoi scopi e non asservendosi al fascismo.

Riteniamo, pertanto, che il tempo abbia fatto giustizia nei riguardi di Giovanni Gentile, e che iniziative come questa e studiosi come il Prof. Negri, stiano contribuendo al recupero integrale del pensiero gentiliano perché sia consegnato alle future generazioni di italiani nella giusta dimensione storico-politico-culturale.

E, infine, abbiamo formulato due domande dal rivolgere al Prof. Negri:

1)     Quali sviluppi futuri potrà avere il pensiero filosofico gentiliano?

2)     Qual è la reale eredità storico-culturale che ci ha lasciato Giovanni Gentile, alla quale le nuove generazioni possano fare valido riferimento?

Per concludere, vogliamo avanzare la proposta al Signor Sindaco di Castelvetrano di conferire la cittadinanza onoraria ai più illustri studiosi di Giovanni Gentile per il merito di dare lustro alla Sua memoria e alla sua natia Castelvetrano.

E al Signor Dirigente scolastico avanziamo la richiesta di conferimento agli stessi Studiosi del Diploma dell’Ordine al merito del Liceo Classico Pantaleo- Istituto Magistrale Gentile, di recente istituzione.

 

Grazie per l’attenzione che questa nostra breve relazione ha avuto.

 

                                                                               Bice Caime

IIIA Liceo Scienze Umane