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Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP) |
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UN EQUILIBRIO EUROPEO INESISTENTE “Dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino” Fiorella Di Stefano III B - Liceo Classico “G. Pantaleo” |
Nel secondo dopoguerra l’equilibrio europeo si basava sul bipolarismo e il vecchio continente era stretto fra due potenze che lo soverchiavano: gli U.S.A., che sebbene fossero legati “spiritualmente” all’Europa non ne facevano parte; e l’U.R.S.S., che sebbene fosse parte dell’Europa orientale, non era totalmente europea. A partire dal 1947 cominciò a delinearsi un pluridecennale conflitto che oppose queste due superpotenze mondiali, passato alla storia col nome di “guerra fredda”.
I fatti storici dimostrano che le responsabilità di questo travagliato periodo gravano su entrambe le superpotenze, che si avversarono in un conflitto “bilaterale”. Gli U.S.A. erano usciti dal secondo conflitto mondiale enormemente rafforzati e da sempre portatori dei valori della democrazia, volevano farne l’emblema dei paesi dell’occidente europeo, posti col Patto Atlantico, sotto il loro
“ombrello atomico”.
A ragione lo storico Kolko ritiene che «…gli Stati Uniti erano emersi dalla guerra…fiduciosi nella loro capacità di dirigere la ricostruzione del mondo secondo linee compatibili con i loro obiettivi».
Dal canto suo l’U.R.S.S. mirò allo sviluppo dei paesi dell’Europa orientale, realizzato con un piano che li rendeva suoi “satelliti”; essi erano dunque retti da regimi comunisti, ma sotto la sua unica e indiscussa sovranità. E’ a tal proposito adeguata l’asserzione dello storico Fejto secondo cui «lo sviluppo dei paesi dell’est, a cominciare dal 1945, ci appare come la graduale realizzazione di un piano strategico concepito dal Cremlino ed eseguito dai comunisti dei diversi paesi ».
Sicuramente l’espansionismo russo è concepibile come provocazione nei confronti degli U.S.A. i quali però, se in un primo momento contraccambiarono sempre in una prospettiva pacifica, cioè senza l’uso delle armi con la politica del “contenimento”, che confluisce nella “dottrina Truman”, proponendo l’abrogazione del comunismo, col sostegno dei paesi aiutati dal Piano Marshall, che entravano nella loro orbita; in un secondo momento, (con Eisenhower) optarono per la politica della “respinta all’indietro”, che non escludeva l’uso delle armi atomiche. E questa respinta del comunismo si fece pesante negli U.S.A. quando il senatore Mc Carthy mise al bando i comunisti.
Ovviamente le conseguenze della guerra fredda si fecero sentire moltissimo sul resto del mondo, soprattutto nei paesi retti dai regimi comunisti, che ovunque imponevano restrizioni delle libertà individuali e discriminazioni politiche, che si scontravano con le aspirazioni di molti popoli.
È il caso della Corea, del Vietnam, di Cuba. A tal proposito, anche se si volesse ammettere che le vicende di questi paesi furono soltanto «incidenti», come sostiene lo storico Hobsbawm, che si ostina a discolpare l’U.R.S.S. del ruolo che ebbe durante la guerra fredda; i fatti confermerebbero il contrario.
È indubbio, infatti, che in questi Paesi la presenza del comunismo fu altamente repressiva, ma è anche palese che l’intervento degli U.S.A. fu dettato dall’interesse di difendere i vantaggi che la politica filoamericana in quei paesi portava avanti, e non soltanto dal bisogno di atteggiarsi a paladini della democrazia e della libertà.
In qualsiasi territorio, dall’Europa all’Asia, in cui le due superpotenze venivano a contatto, ci fu sempre il pericolo che la situazione potesse da un momento all’altro capovolgersi, perché gli scontri tra questi due poli, sebbene di carattere “ideologico-politico”, erano inevitabili. Si pensi alla crisi di Suez. Dal canto loro gli U.S.A. intervennero perché temevano che i paesi arabi potessero abbandonarsi nelle braccia della Russia, che si atteggiava a paladina, non certo disinteressata delle loro aspirazioni nazionali; ma d’altra parte l’U.R.S.S. incoraggiava Nasser, che così volle bruciare le tappe disponendo la nazionalizzazione del canale. Una svolta nella guerra fredda avvenne con Krusciov, subentrato come capo dello Stato e del partito dopo la morte di Stalin; svolta per certi versi positiva e per altri negativa.
Un momento di pace si ebbe con l’inizio del processo di distensione, proposto dallo stesso Krusciov ed appoggiato dal presidente americano Kennedy; tuttavia la crisi non esitò a farsi sentire quando Krusciov fece installare basi missilistiche a Cuba, appoggiando il comunismo di Fidel Castro e attizzando, di conseguenza, i rancori degli U.S.A., per lo smacco subito proprio a Cuba, pochi anni prima. Anche lo storico Crockatt ritiene che l’installazione dei missili fu vista dagli U.S.A. come una «provocazione e un’aggressione alla sicurezza americana». Anche nel caso dell’espansionismo russo in Afghanistan (1979), gli U.S.A. pensarono ad un oltraggio ai danni della loro potenza e promossero il ritiro dell’U.R.S.S. (1989). Ma il culmine della guerra fredda e delle “ritorsioni” tra le due superpotenze si colloca sotto la presidenza dell’americano Reagan, che si adoperò per il riarmo degli U.S.A.; cosa per cui l’U.R.S.S. non fece attendere la sua reazione, optando anch’essa per il riarmo, forse inconsapevole del disastro economico che ne sarebbe derivato.
In breve, si è visto che all’indomani della seconda guerra mondiale gli U.S.A. dimostravano nei fatti di essere il cardine del mondo occidentale quanto a grinta, a potenziale militare e organizzativo e cercarono con l’istituzione del Patto Atlantico, di usare un’alleanza come deterrente contro l’espansionismo di Mosca. Dal canto suo l’U.R.S.S anche in questa situazione, mostrò la sua indole aggressiva, tanto che, a causa dell’una e dell’altra parte, questo clima di tensione giunse, come si è visto, al suo culmine.
A nulla ovviamente valsero gli appelli a favore di una politica di pace e di neutralità; essi furono ignorati sia dagli U.S.A. che dall’U.R.S.S., per cui, davanti alle testimonianze della nostra storia è innegabile che le responsabilità delle ostilità tra U.S.A. e U.R.S.S., cessate con la caduta del muro di Berlino, gravano su entrambe le superpotenze in pari misura.
Fiorella Di Stefano
III B Liceo Classico “G. Pantaleo”