Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)

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LA ROVINOSA CRISI DEL 1929 E IL SUO CONGLOMERATO DI CAUSE

 

Gli anni del dopoguerra furono caratterizzati da una rovinosa crisi economica e monetaria che trovò il suo culmine nel 1929, anno in cui partiva dagli Stati Uniti una drammatica e sconvolgente crisi che sconvolse, non solo l’economia della superpotenza, ma i cui effetti ne valicarono i confini.

Il malessere, infatti, si propagò in Europa fiaccando le economie di molti paesi che avevano impiegato i capitali statunitensi nella ristrutturazione dei loro sistemi già in crisi post-bellica.

La crisi del 1929 fu ed è oggetto di molteplici interpretazioni che risultano talvolta divergenti. Tra gli argomenti maggiormente dibattuti ci si interroga sulle cause della  grande recessione, che, a mio parere, fu cagionata da molteplici fattori indissolubilmente concatenati.

Il periodo della “grande depressione”, come fu definito, è espressione di una crisi dalle radici strutturali profonde, che s’identificano nel fenomeno della sovrapproduzione, negli errori della politica monetaria e nel mancato funzionamento del mercato internazionale, privo di un centro coordinatore. Lo stesso Leon afferma nell’opera Guerra e crisi: “Il cataclisma nasceva da un groviglio di cause”.

La prima guerra mondiale aveva cagionato lo sconvolgimento dell’assetto del commercio internazionale, che sortì tra i suoi effetti la sovrapproduzione.

Infatti, le economie dei paesi non coinvolti nel conflitto, allo scopo di sopperire alla scarsità di merci prima fornite dalle industrie degli stati belligeranti, avevano intrapreso la creazione di propri stabilimenti industriali.

Nel momento in cui, terminato il conflitto, gli stati europei riattivarono il funzionamento delle proprie attività industriali, dovettero fronteggiare la sovrapproduzione che oltretutto ebbe come immediata conseguenza un vivace crollo dei prezzi.

Inoltre, le possibilità di consumo del mercato erano, in epoca postbellica, notevolmente ridotte.

Una delle spiegazioni che deve essere addotta a giustificazione della gravosa crisi fu anche il mancato funzionamento del mercato azionario, deficiente di un solido centro coordinatore, ruolo, quest’ultimo, prima rivestito da Gran Bretagna e Stati Uniti, le cui economie trainarono per lungo tempo il sistema finanziario internazionale; tesi, questa, condivisa da Kindleberger che argomenta sull’instabilità del sistema economico internazionale e sulla mancata disponibilità da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna “ ad assumersi la responsabilità della stabilizzazione”.

Del resto, l’attuazione di una politica deflattiva come provvedimento per far fronte ai disastrosi effetti generati dalla recessione e la conseguente contrazione del commercio internazionale aggravarono i termini del mancato funzionamento del mercato internazionale. Un mancato funzionamento che, come ho asserito, è all’origine della drammatica e rovinosa crisi economica.

Inoltre, inadeguate furono le politiche economiche messe in atto per superare la crisi, politiche che, anzi, determinarono il suo perdurare.

Ancora Leon nell’opera Guerra e Crisi afferma: “L’inefficacia delle politiche anticrisi …spiegano la durata della depressione”.

La grande depressione nel mondo 1929-1939, Kindleberger sostiene: “E quando ogni paese si volse a proteggere il proprio interesse privato nazionale, l’interesse pubblico mondiale fu messo fuori gioco”.

Il meccanismo che ha innescato la crisi va, inoltre, ricercato negli errori della politica monetaria e nelle speculazioni borsistiche.

Il crack della borsa di Wall Street, avvenuto il 24 ottobre 1929, il tristemente famoso giovedì nero, può essere, a ragion veduta, considerato l’eloquente manifestazione e una concausa dell’innesco del processo di crisi che ha sconvolto negli anni trenta il sistema finanziario internazionale.

Negli Stati Uniti le politiche attuate favorirono lo sviluppo degli investimenti, chiudendo gli occhi, come sostiene lo stesso Rapone “ sugli squilibri sociali, sulle ampie sacche di povertà e di emarginazione”.

Inoltre, la corsa sfrenata ed indiscriminata agli investimenti, che dapprima riguardarono il settore immobiliare e poi il mercato azionario, determinò la svalutazione dei titoli e la conseguente e repentina vendita in massa degli stessi.

Una corsa agli investimenti che affonda le radici nel calcolo illusorio che “l’accumulazione della ricchezza privata costituisse la più valida garanzia di prosperità collettiva” (Rapone, “Quel giovedì nero alla borsa di New York”).

La crisi del 1929, i cui tragici effetti si protrassero sino alla vigilia della seconda guerra mondiale, è un fenomeno complesso, dalle molteplici sfaccettature ed implicazioni, che deve essere analizzato nella sua totalità e complessità.

Se non si considerasse l’intero complesso di cause da cui il fenomeno è scaturito, così com’è erroneamente ed illegittimamente suggerito ed effettuato da alcuni, si rischierebbe una parziale comprensione dello stesso.

 

                                                                                   Fabiana Giordano

    Liceo Classico III B