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ALTA BORGHESIA E FASCISMO: BINOMIO VINCENTE. |
Ogni processo, ogni cambiamento nel corso della storia, ogni movimento di rottura con il passato è stato sempre determinato da un complesso di cause che, come un mosaico, non può essere realmente compreso se manca anche solo un tassello.
Il fascismo fu un fenomeno improvviso e repentino, che sconvolse l’Italia del primo dopoguerra e la vastità del suo consenso, che permise a Mussolini di governare dispoticamente la Nazione italiana fino al 25 luglio 1943, ebbe molti lineamenti anomali, che talvolta ancora oggi rimangono inspiegabili. Il fascismo non fu un soggetto, di cui basta ricercare gli attributi, ma la risultante di tutta una situazione, dalla quale non può essere disgiunto.
Prima d’ogni altra circostanza il fascismo nacque da un vuoto di potere, che, all’indomani delle elezioni del 1919 sotto il governo Nitti e la sua riforma elettorale, fu creato dalla mancanza di volontà dei vari partiti (Partito Popolare – Partito Liberale – PSI) di operare insieme. Lo stesso Mussolini, nel suo discorso del 3 gennaio 1925, ironizzò sulla crisi di governo, al comando del quale non c’erano “uomini, ma fantocci”. Il consenso, che si creò attorno al fascismo e alla figura carismatica del duce, fu la risultante di tutte le forze spese nel presentare una politica ambigua, che, come dice lo storico Castronovo, “fu rivolta ad uno sviluppo protetto e guidato, fu erogatrice di stabilità sociale”. Secondo A. Tasca, la Prima Guerra Mondiale portò in scena le masse popolari, queste costituirono, nello stesso tempo, per il fascismo, sia un ostacolo, dato che era importante il loro favore, ma anche un cospicuo patrimonio, se sapute manovrare, ed è R. De Felice nella sua “Intervista sul fascismo” ad affermare che “ il movimento tendeva alla mobilitazione e non alla demobilitazione delle masse”.
Come si può ben vedere questa ποικιλία rende molto difficile comprendere chi realmente appoggiò il fascismo, chi, tra le varie classi sociali, fu promotrice del suo sviluppo.
Vedendo nelle masse un atteggiamento non tanto di consenso o d’appoggio, quanto di passività e rassegnazione e non condividendo le tesi di alcuni socialisti, che vedono nel fascismo l’espressione di una reazione della borghesia, credo che a favorire l’ascesa e il successo del fascismo siano state la Monarchia, la Chiesa e l’alta borghesia, appoggio testimoniato da una sorta di “ compromesso autoritario” stabilito da Mussolini con le stesse.
La proclamazione di Vittorio Emanuele III Imperatore del nuovo Impero di Roma, all’indomani della guerra d’Etiopia; l’approvazione della riforma Gentile; lo scioglimento della Massoneria e i patti Lateranensi furono “tattiche” messe in atto da Mussolini per la realizzazione di quel “compromesso autoritario”. Ma, soprattutto, il privilegio dato alla crescita delle grandi industrie con conseguente compressione dei salari; la stipulazione delle leggi fascistissime e la realizzazione di spedizioni punitive, che minacciavano i sindacati e gli operai; la politica deflazionistica; la contrattazione di Palazzo Vidoni, che determinò l’abolizione delle commissioni interne a svantaggio degli operai; la realizzazione dell’IMI e dell’IRI, che permise il salvataggio di molte banche italiane, addossando le perdite private sulla collettività, sono testimonianza del binomio grande industria – grande proprietà privata – imprenditori, in un’unica parola alta borghesia & fascismo.
Palmiro Togliatti in “Dov’è la forza del fascismo italiano” argomenta il suo pensiero, che crea l’unione tra ceti medi e fascismo, sostenendo che “la borghesia italiana non possedeva, prima dell’avvento del fascismo, una forte organizzazione politica”. Infatti, secondo Togliatti, “il fascismo ha dato alla borghesia italiana un partito forte, centralizzato, disciplinato, unico, dotato di una propria forza armata”. Ma, allora, come si può conciliare l’idea della mancanza di un forte partito della borghesia e quindi anche dei ceti medi con quella di una classe borghese forte e produttiva, che con il rafforzamento della CGI, CGA e CGL si diede efficaci strumenti di centralizzazione organizzativa tanto da non creare, insieme alle debolezze dello PSI, le condizioni per uno sbocco rivoluzionario, ut URSS?
Sebbene io supponga di considerare come possibile l’interpretazione di G. Guazza, che vede il fascismo come un “fenomeno dotato di una piena autonomia, perché espressivo in sede etico-politica di una forza sociale autonoma, la piccola e media borghesia, perché radicato nei ceti medi di contro al capitalismo radicato nella grande borghesia e al comunismo radicato nel proletariato”, mi chiedo che ruolo abbiano svolto i favori concessi dal fascismo agli imprenditori e agli operai. Infatti, se è vero che il fascismo abbia avuto nei ceti medi, irritati per la concorrenza delle corporative rosse e bianche e nutriti da un senso di rivalsa verso le organizzazioni sindacali, difensori degli operai, la fonte del suo successo; allora, com’è possibile che negozianti, commercianti, dipendenti statali avessero appoggiato un fenomeno, che manifestò dapprima una facciata socialista attraverso un programma, che avrebbe tutelato gli operai, come la giornata lavorativa di otto ore e la rappresentazione dei lavoratori nella gestione industriale e che, in un secondo tempo, “tollerò alti tassi di disoccupazione maschile e bassi salari, in quanto rispondenti all’alleanza con il grande capitale”, come dice V. De Grazia?
Per quanto riguarda l’appoggio degli ex combattenti di estrazione medio-borghese, credo che il loro consenso non si sia giustificabile a partire dalla condizione sociale di appartenenza, ma trova ragioni di carattere ideologico, in quanto delusi dell’atteggiamento dei socialisti, che ai loro occhi stavano avvilendo la patria.
In conclusione, resta un punto ben fermo. L’offensiva squadristica iniziò nelle campagne settentrionali e meridionali grazie all’appoggio dei grandi proprietari terrieri. Inoltre, proletari di fabbrica e lavoratori dei campi si dimostrarono refrattari, perché in loro si era radicata la convinzione che il fascismo si adoperasse per garantire gli interessi dei grandi industriali e dei grandi proprietari terrieri.
Tutte queste prove non possono essere considerate frutto di “fantasie” interpretative, ma sicuramente esiste una buona percentuale che il binomio fascismo – alta borghesia sia storicamente esistito.
Leandra Asaro
III B - Liceo Classico A.S. 2005/2006