Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)


 

Daniela Coli

La personale interpretazione di chi ha saputo spingersi oltre le apparenze

 

L’opera “Giovanni Gentile” è un dettagliato excursus sulla vita del filosofo castelvetranese. La trattazione non conferisce al libro l’aspetto di un saggio di filosofia, anzi esso può essere considerato come un’opera a sfondo prevalentemente storico, attraverso la quale, la figura di Gentile non è analizzata negli aspetti più particolari della sua concezione filosofica, ma è bensì scandagliata attraverso i suoi pensieri, le sue concezioni sia politiche sia culturali, le sue parole e i suoi rapporti di amicizia – inimicizia.

L’autrice, Daniela Coli, ricercatrice nel dipartimento di Filosofia dell’Università di  Firenze, tra i vari interessi di ricerca si occupa del pensiero politico e della filosofia italiana nel ‘900, comprendendo anche i suoi rapporti con quella europea ed americana. Nel suo curriculum vanta una laurea in Filosofia morale, un Dottorato di ricerca e numerosi incarichi in importanti istituti universitari. Nelle numerose relazioni tenute negli anni ha trattato dei vari aspetti del personaggio “Croce”, con vari excursus su Gentile, Hobbes, Sorel, etc.

Il contesto descrittivo nel quale si dispiega il saggio può essere individuato in quello squarcio di secolo che va dal ’20 al ’45 circa, gli anni del Fascismo fino alla celeberrima Repubblica di Salò, cui la coerenza di Gentile lo portò ad aderire. Tuttavia non vi è una rigidità di narrazione, poiché numerose pagine sono dedicate a quella che era la vita personale del filosofo, oppure a episodi storici precedenti al periodo suddetto per meglio comprendere gli avvenimenti contemporanei. I punti sviluppati nell’opera sono numerosi, ma tutti sottostanno all’interpretazione critica dell’autrice, la quale spesso interviene anche a dare veri e propri giudizi. Il motivo che la porta ad occuparsi del personaggio sta nel fatto che esso suscita ancora, a sessant’anni dalla morte,  vivaci e accesi dibattiti, alimentati sia dagli eredi degli antifascisti, sia dai fascisti stessi e la figura di Gentile è diventata una sorta di spettro che incombe sulla coscienza di tutti gli intellettuali che per anni lo hanno relegato in una posizione che lo identifica come il “filosofo del manganello”, il “bandito politico”. Ora l’intenzione della Coli è quella di avviare una trattazione serena del filosofo, fuori da qualunque influenza di tipo politico o revisionista. La narrazione inizia proprio dalla fine, dall’uccisione di Gentile a Firenze ad opera dei comunisti dei Gap. Punto fondamentale del primo capitolo è il tema dell’epurazione, termine che ricorda quel fenomeno di licenziamento che colpì gli insegnanti ebrei nelle scuole controllate dal fascismo. Di questa epurazione fu vittima Gentile nella “sua” Università, la Normale di Pisa, dopo aver pronunciato il “Discorso agli italiani” del 24 giugno ’43. Le sue posizioni propendenti alla pace civile per un’Italia calpestata nell’anima a causa di un’interna divisione che la lacerava, non piacquero ai fascisti che pensavano di essere stati traditi, e furono viste con diffidenza dai comunisti che le interpretavano come un tentativo di riscatto finale dopo una vita di adesione al Fascismo. Per cui Gentile venne a trovarsi completamente solo, ostacolato da qualunque fazione politica, e divenne la vittima di quella commissione per l’epurazione che lo escluse dalla vita universitaria e da tutte le cariche che egli ricopriva. Dopo la morte si fecero avanti i sensi di colpa dei suoi “ostacolatori”, i quali tuttavia posero la sua morte ad esempio, per scoraggiare chiunque avesse ancora provato delle simpatie verso il Fascismo. Fondamentale punto, approfondito dalla Coli, è il rapporto che lega in un atteggiamento di amicizia – conflitto Gentile e Croce. Spesso ci si chiede come mai una persona di tale levatura culturale abbia aderito ad un regime accentratore come quello fascista, e la risposta è fornita dall’autrice che evidenzia la visione politica del filosofo fondata su un “Fascismo dell’anima”, espressione di una libertà dello stato in cui l’individuo veniva a configurarsi. Notevolmente spiccato è l’atteggiamento di rivalutazione che la Coli ha nei confronti di Gentile, deducibile da come mette in evidenza il personaggio nella sua realtà storica, senza lasciarsi andare a quei tentativi di revisionismo che erano stati caratteristici dei comunisti, i quali, per giustificare il loro passaggio dall’idealismo cui aderivano inizialmente, vollero cercare in tutti i modi di dissociare la figura di Gentile da Mussolini, rimanendo così comodamente gentiliani ma in versione antifascista.

Caratteristica essenziale dell’opera è il continuo ricorso a confronti tra filosofi e ad approfondimenti storici che lasciano trasparire la preparazione dell’autrice, che si svela, attraverso i punti più minuziosi dell’opera, nella psicologia e nei pensieri dei personaggi trattati, che diventano quasi dei veri protagonisti, e non dei semplici oggetti di argomentazione di una qualunque opera di saggistica filosofica. Quasi a voler coronare la sua trattazione, l’autrice inserisce alla fine dell’ultimo capitolo, la concezione gentiliana del vivere, che si sviluppa in un processo di conoscenza interiore il quale porta l’uomo a vivere nella speranza del futuro. Analitico, preciso, fedele alla realtà storica è il lavoro dell’autrice, che non disdegna di inserire qua e là spunti di vita personale del filosofo. Senza dubbio, dopo la lettura del libro, ci si rende conto di quanto sbagliato sia il cercar di rivalutare un personaggio estraniandolo da quelle che furono le sue implicazioni politiche e il suo ruolo nella società e di come sia possibile cogliere degli aspetti positivi anche là dove il contesto risulti negativo. Il pubblico cui si rivolge l’autrice è medio - alto, sicuramente preparato a cogliere gli aspetti storico - filosofici del personaggio oggetto di trattazione.

 

Daniela Coli, «Giovanni Gentile», Il Mulino, Bologna, 2004, pagg.156, volume unico. Collana editoriale: L’Identità Italiana.

                                                   Paola Ilaria Aiello    Liceo Classico “G. Pantaleo”    III B

 Laboratorio filosofico

“G. Gentile a sessant’anni dalla morte”

a cura della prof.ssa Anna Vania Stallone