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Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP) |
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Abstract della lezione del prof. Giuseppe Nicolaci |
LA FILOSOFIA DI G: GENTILE
La lezione tenterà di isolare e di proporre alla discussione il nucleo speculativo della filosofia di Gentile, alla luce di due domande guida:
1- Quale incidenza l’insegnamento teorico di Gentile ha oggi nel pensiero filosofico italiano? Di là dai riconoscimenti o dalle prese di distanza espliciti, esiste una presenza gentiliana negli schemi concettuali, critici, storiografici, nelle strutture argomentative attraverso i quali oggi pensiamo? La filosofia italiana ha un debito ancora aperto con Gentile?
2- In che modo la speculazione di Gentile entra in dialogo con il grande circuito della filosofia europea della prima metà del Novecento? Quale riscontro vi trovano le questioni che egli si pone e che pone al pensiero?*
Rispetto a queste domande, la tesi gentiliana con la quale ci si confronterà è quella che propone l’attualismo come l’espressione più compiuta e radicale dell’idealismo. In questo senso determinante è il riferimento a Hegel. A Hegel e alla prospettiva dell’idealismo, erede nella modernità della tradizione metafisica, il pensiero del Novecento ha tentato in ogni modo di sottrarsi, in un progetto inteso a rivendicare l’invalicabile finitezza dell’uomo e del suo modo d’essere nel mondo. Questo tentativo, spesso sospettato di sfociare nel nichilismo, si è rivelato però carico di insidie concettuali è sta sotto il segno di una partita ancora oggi per molti versi aperta. La posizione di Gentile è, dal canto suo, quella di una presa di distanza da Hegel- espressa sistematicamente già nella Riforma della dialettica hegeliana del 1904 - che tuttavia non obbedisce a una volontà di abbandono ma anzi di radicalizzazione dell’idealismo. In questa direzione essa chiede di essere interrogata e discussa nella sua carica progettuale e nei suoi esiti.
Terreno privilegiato dell’indagine sarà la Teoria generale dello spirito come atto puro del 1917, il testo nel quale si esprime nel modo più sistematico la piena maturità filosofica di Gentile. Muovendo da questo testo, si cercherà di illustrare, sullo sfondo della disputa con Hegel, la tesi del inoggettivabilità dell’atto di pensiero e del pensare come “atto in atto”, nei suoi fondamenti concettuali e nei suoi passaggi teorici istitutivi, con riferimento anche alla genesi di questa tesi negli anni successivi alla Riforma e in particolare nei corsi palermitani. Si cercherà inoltre di seguire alcune implicazioni essenziali della tesi (la visione della storicità, la tensione etica e il legame con la lezione marxiana circa l’inscindibilità del nesso tra filosofia e prassi). Su questa base, sarà possibile individuare le coordinate di riferimento idonee ad aprire il dibattito sui temi indicati.
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- Queste domande sono abbastanza presenti nel dibattito che, a partire dagli anni ’80, sembra essersi riacceso in modo assai fecondo attorno alla filosofia di Gentile. Per chi volesse documentarsi in merito, segnalo in particolare: A. Del Noce, Giovanni Gentile, per una interpretazione filosofica della storia contemporanea, Bologna 1990; S. Natoli, Giovanni Gentile filosofo europeo, Torino1989; A. Negri, Giovanni Gentile, Genova 1992; AA. VV., Idealismo della filosofia ed esperienza storica (a cura di N.Incardona), Palermo 1995; AA.VV., Idealismo della filosofia ed attualismo gentiliano ( a cura di G.Nicolaci), Palermo 2003.