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Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP) |
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Margarete Durst - Abstract |
Margarete Durst Educazione e pedagogia nella riflessione di Giovanni Gentile Abstract
Verrà innanzitutto presa in esame la concezione pedagogica di Gentile, insistendo su rapporto che s’instaura tra pedagogia e filosofia allorché la filosofia è intesa in senso attualista, cioè come attività di pensiero che non può essere ipostatizzata o fissata in qualsivoglia sua pur necessaria determinazione (pensiero pensato). Si considererà quindi come la critica allo gnoseologico e alla metafisica portata avanti dall’attualisimo gentiliano comporti che la dinamica sempre in fieri del filosofare si risolva in una attività pedagogica, cioè propriamente formativa dello spirito, che non ha mai termine, in quanto trova sempre un nuovo limite da superare nel risultato che di volta in volta si presuma di avere acquisito. La figura dell’alter, altro/altri, che impone all’io il confronto dialettico quale estraneità da comprendere e far propria assimilandola, può pertanto rappresentare una diversità irriducibile ad un livello ancora ingenuo di riflessione, in quanto solo riconoscendosi in essa l’io si rende consapevole della sua intrinseca dinamicità. Da qui il problema, messo in luce dagli stessi allievi di Gentile, legato al rapporto tra spirito, o pensiero e io, perché se l’io è una mera determinazione o momento empirico dello spirito, in cui esso finisce appunto col risolversi, l’individualità singolare di ciascun essere umano, che è basilare per la pedagogia, viene svalutata, o meglio acquista valore solo in rapporto ad uno spirito o pensiero assoluto.Si tratta di uno snodo della riflessione gentiliana quanto mai complesso e problematico che incide fortemente sul modo d’intendere la pedagogia. Questa infatti in quanto processo di formazione e autoformazione dello spirito implica un rapporto d’alterità limitante, e in quanto tale arricchente, ma, nello stesso tempo, metabolizza l’alterità facendola propria, non lasciando così margine alla differenza. La pedagogia può così coincidere con la filosofia risultando da essa, oltre che in essa, annullata, come tanti sia filosofi che pedagogisti, hanno detto. Infatti, laddove non si tiene saldo il rapporto tra l’io e l’alter –sia nella forma del tu che del lui, lei, noi – la relazione pedagogica rischia la vanificazione, perché essa vive di vicinanza come di distanza, di similitudine come di differenza, né può mai pretendersi assoluta, essendo l’unico assoluto pedagogico la libertà (Laporta) di sé e dell’altro-altri con cui ci si trovi in rapporto educativo di mutua dipendenza. Non a caso Gentile vede nell’educazione un momento potremmo dire tecnico applicativo della pedagogia, e per tale verso, secondo il suo ben noto metodo del distinguere per collegare, riconducendo il vero senso dell’educazione al suo rapporto con la pedagogia, e attraverso questa con la filosofia, nobilita la prassi educativa che si realizza nell’insegnamento, a partire da quello elementare per giungere a quello superiore ed infine a quello universitario, in cui maestro e discepolo, pur ancora coinvolti in un rapporto educativo, si avviano ad attuare quella transizione alla pedagogia quale forma di autentica filosofia. Da qui le accuse mosse a Gentile di avere misconosciuto e di fatto annullato l’autonomia della pedagogia, riducendola ad ancella della filosofia, e di avere sottovalutato, quando non ignorato, l’apporto, oltre che delle tecniche e metodologie didattiche, delle cosiddette scienze ausiliarie, innanzitutto psicologia e sociologia. L’insieme di queste questioni impegna ancora la ricerca pedagogica ed educativa e richiede, oltre a una disamina dei testi, l’analisi di documenti e la comparazione tra le varie fonti, anche in relazione all’attività istituzionale e di operatore culturale svolta da Gentile, il quale nelle sue varie cariche e funzioni pensò e si propose di svolgere un ruolo pedagogico e di educatore a livello di identità di popolo e di nazione, oltre che in senso più lato di umanità Da qui anche la sua tendenza a ricondurre a sé, cioè alla filosofia che era poi la sua filosofia attualista, le voci diverse non riconoscendo loro effettiva autonomia, il che si riflette nella scarso profilo dei suoi più fedeli epigoni e nel forte profilo dei suoi allievi palesemente dissenzienti.