Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castelvetrano (TP)

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Il 1917: L’ANNO DEI MIRACOLI PER LA RUSSIA

 

Durante il 1° conflitto mondiale alcuni gruppi di dirigenti russi avevano sperato che, con l’entrata della Russia in guerra, si sarebbero potute migliorare le precarie condizioni economiche e sociali del paese. In realtà la Russia pagò a duro prezzo le scelte della politica, in quanto uscì stremata da un conflitto al quale essa non era preparata. Lo zar, invece, erede di un passato illustre e glorioso, non era pronto a seguire i cambiamenti che la guerra aveva portato negli animi di quanti speravano che l’attuale situazione venisse modificata.

Nel Febbraio 1917 scoppiò la prima delle due rivoluzioni russe, entrambe connesse, ma sviluppatesi in sensi diversi. La prima rivoluzione fu “spontanea”, voluta dai ceti borghesi, da coloro che volevano ribellarsi ad un sistema politico arretrato in cui non s’identificavano. In poco tempo il movimento rivoluzionario si diffuse nelle città più importanti, pur mantenendo il suo fulcro a Pietrogrado. Lo zar fu costretto ad abdicare e fu formato un governo provvisorio dalla Duma, l’Assemblea dei rappresentanti. I motivi che avevano spinto le masse a ribellarsi all’antico impero zarista erano sicuramente la volontà di uscire da una situazione politica di crisi e il desiderio di ottenere misure più eque in ambito economico. Scrive lo storico O. Figes nell’opera La tragedia di un popolo: “Come per i contadini, così per gli operai: nella primavera del 1917 le loro aspettative andarono alle stelle…Quasi tutte le rivendicazioni erano di carattere economico…I lavoratori vi vedevano il simbolo di tutti i loro diritti e della loro vittoria nell’ambito della rivoluzione”.

La seconda rivoluzione, quella dell’ottobre 1917, ebbe connotati differenti. Il movimento si potrebbe definire “Rivoluzione dall’alto”. Essa, infatti, fu guidata da Lenin  e dai bolscevichi, i quali fecero leva sul malcontento delle masse per raggiungere obiettivi ben più alti. Se quella del Febbraio era stata “spontanea”, la rivoluzione d’Ottobre non lo fu nella maniera più assoluta. Secondo lo storico M. Lewin, in Storia sociale dello Stalinismo, la Russia si sarebbe trovata impreparata all’avvento del socialismo: “Le due rivoluzioni…ruppero il nesso (tra contadini e nobiltà)… fu un’innovazione dalle grandi conseguenze, che permise l’emergere di un nuovo sistema politico. Tuttavia l’altro polo… i contadini, fu lasciato al suo posto”. E delle masse seppe approfittare Lenin, quando distrusse quel delicato equilibrio instaurato dal dualismo di potere tra governo provvisorio e Soviet (consiglio degli operai), proclamando in seguito le Tesi d’Aprile, nelle quali egli affermava l’importanza di una rivoluzione che ribaltasse il sistema politico vigente, di una guerra civile contro la borghesia che potesse dar vita ad una dittatura del proletariato e ad una serie di riforme economiche, come la nazionalizzazione delle banche e della terra. Secondo lo storico W. H. Chamberlin, in Storia della rivoluzione russa: “Due furono le cause fondamentali della Rivoluzione bolscevica…La prima fu il sistema di governo zarista…e la seconda…fu la guerra mondiale”.

Lo zarismo fornì i presupposti di una ribellione che non fu gestita dai liberali, anche se così potè sembrare inizialmente, ma dai socialisti. Scrive ancora Chamberlin: “La politica sociale ed economica dello zarismo…fece in modo da creare un costante fermento di ostilità in mezzo alla parte più intelligente e attiva delle classi diseredate, che costituivano l’enorme maggioranza della popolazione”.

È pur vero che, se non si tenesse conto del ruolo-guida di uomini come Lenin, non si potrebbe spiegare il successo del movimento. Le masse, povere e arretrate, impreparate, immature, non sarebbero riuscite da sole ad intraprendere un’agitazione indirizzata al raggiungimento di reali e concreti obiettivi. Il malcontento, dovuto all’antico regime, all’arretratezza economica, al vuoto di potere che i liberali non seppero colmare, alla mancanza di provvedimenti per le classi più disagiate, fornì le basi per la ribellione e la rivoluzione d’ottobre del 1917. Il socialismo, seppur inserito in un contesto precario e instabile, riuscì a creare un sistema nuovo che ebbe, in un primo momento, la fiducia di quanti erano stati delusi dallo zarismo. È chiaro che i risvolti della politica comunista e dittatoriale vedranno peggiorare le condizioni di vita dei russi, ma i presupposti, i principi, che  avevano spinto all’azione, erano stati ben diversi.

 

                                                                                Federica Bavetta

                                                                   Liceo classico III B